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Breve storia del Centro di Studi Storici Maceratesi

La costituzione, nel 1965, del Centro di Studi storici maceratesi, si inserisce in quel rinnovato fervore di studi storici, che caratterizzarono l'Italia negli anni sessanta del secolo scorso; un risveglio che nasceva, dalla migliorata situazione generale del Paese, da una nuova attenzione e sensibilità per il nostro passato e per tutto quanto ha con esso attinenza.

Non per nulla il 1964 vede la nascita, per voto del Parlamento, della Commissione Franceschini, incaricata di indagare sulla situazione del patrimonio storico-artistico della nazione; dall'attività di questa Commissione, dopo varie vicende, nascerà, nel 1974, il Ministero per i beni culturali e ambientali che, se non altro, ha avuto il merito di sottolineare l'importanza e la consistenza dei nostri beni archivistici, librari, artistici e storici e la necessità di una loro più incisiva difesa e valorizzazione.

Nelle Marche questi stessi anni vedono il massimo istituto di studi storici, la Deputazione di Storia patria, iniziare una nuova fase della sua attività con convegni e pubblicazioni di notevole livello.

Quasi contemporaneamente al nostro Centro vennero prese altre valide iniziative, come la pubblicazione dei «Quaderni storici delle Marche» che, affermatisi poi in campo nazionale, hanno purtroppo perso la loro specificazione marchigiana; insieme ad essi sorgono alcuni istituti come gli «Studi montefeltrani», il Centro di Sassoferrato, il Centro studi avellaniti ed alcuni periodici dalla vita più o meno duratura.

Sempre negli stessi anni, si svolsero in Regione vari convegni ed incontri come quelli per il centenario dell'Unità d'Italia e quelli promossi da «Studia Picena».

La provincia di Macerata, è cosa nota, vanta una lunga tradizione di studi storici sostenuta, specie nell'Otto e nel Novecento, da valenti personaggi, tra i quali non possiamo non ricordare, per fare solo alcuni nomi, i fratelli Domenico e Giovanni Spadoni, Amedeo Ricci, Milziade Santoni, Filippo Raffaelli, Luigi Colini-Baldeschi, Raffaele Foglietti, Pier Paolo e Pier Francesco Bartolazzi, Bernardino Feliciangeli e tanti altri che ci hanno lasciato una ricchissima bibliografia.

Vivamente sentita pertanto la necessità di non lasciar morire una tale tradizione, ma anzi di incrementarla, di non disperdere le forze, ma riunirle per facilitare le ricerche individuali e di gruppo, dando la possibilità di renderne noti risultati.

Egualmente, era sentita la necessità di favorire il sorgere e l'inserimento di energie giovanili che continuassero la lunga tradizione.

Una situazione, quindi sommamente favorevole che rese agevole l'opera di un primo Comitato promotore, costituito, nel marzo 1965, dall'Assessore alla pubblica istruzione del Comune di Macerata, dal Direttore della Biblioteca comunale, e dal Direttore dell'Archivio di Stato; questo Comitato provvide a raccogliere le prime adesioni ed a formulare un programma di massima per la nascente associazione che assunse il nome di «Centro di studi storici maceratesi».

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